A proposito delle nuove nomine di Cinecittà

Stefania Brai*

Nuove nomine ai vertici di Cinecittà: Chiara Sbarigia presidente e Nicola Maccanico amministratore delegato. Dopo le lunghe battaglie per far tornare pubblici gli studi di via Tuscolana, il ministro Franceschini punta al rilancio in chiave esclusivamente industriale. Chi garantirà gli aspetti della creatività, della formazione, della sperimentazione, della ricerca e dell’innovazione?

Franceschini continua a colpire. Con le nuove nomine di Cinecittà – seguite a quelle del Centro sperimentale di cinematografia – prosegue la lunga marcia di un ministro che dovrebbe essere della cultura ma che forse voleva andare all’industria.

Qualcuno si ricorda le lunghe battaglie dei lavoratori di Cinecittà non solo per la difesa dell’occupazione, ma per la salvaguardia della dignità e professionalità del loro lavoro, dignità e professionalità legati strettamente al ruolo culturale di una struttura produttiva pubblica come quella di Cinecittà?

La loro è stata una battaglia difficilissima non solo contro la cementificazione degli studi di via Tuscolana, ma come dicevano, “per tutti quelli che sanno che il cinema non è solo una forma d’arte, ma un potente mezzo di emancipazione sociale, di crescita culturale, di avvicinamento tra popoli, di promozione di tutte le altre espressioni artistiche e che per fare tutto ciò servono idee, mani e amore, ma non cemento…”.

Chi in quegli anni lottava a fianco di quei lavoratori sosteneva che Cinecittà – allora in mano a gruppi privati tra cui la Bnl – doveva tornare ad essere pubblica per poter svolgere il suo ruolo istituzionale di volano culturale e industriale di tutta la produzione cinematografica, puntando sull’alta qualità e sulla ricerca tecnologica ed artistica, sull’innovazione e sulla sperimentazione grazie anche all’altissima qualità professionale dei suoi lavoratori. Con un progetto pubblico di investimento sulle attività, sui servizi, sulla formazione e sulla ripresa delle attività delle imprese artigiane.

Nel 2017 quella battaglia è stata vinta e Cinecittà è tornata ad essere pubblica. Ma subito si disse che sarebbe iniziata un’altra battaglia, forse ancora più difficile: impedire che la “filosofia” fondamentalmente mercantilistica della legge cinema del ministro Franceschini pervadesse il progetto di rilancio del più grande polo produttivo cinematografico del nostro paese.

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